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Gente di Librizzi - Librizzi

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storie

R i c o r d i ?

In Via San Biagio, abitava Giuseppe Muscarà ("don Pippinu",  figlio di don Gaetano Muscarà e di donna Angela Natoli) con la moglie Maria Rottino: aveva una avviata macelleria.

Le figlie Eufrasina e Teresa abitarono qui fino alla morte.

Questo era il salone di Michelangelo Prestipino:
ricordo ancora il profumo di borotalco dei calendarietti che non mancava mai di distribuire per le feste di fine d'anno.

Antonino (Nino) Arlotta (morto il 28 gennaio 1984), primo sindaco di Librizzi dell'era repubblicana, ebbe il suo laboratorio di sartoria e l'abitazione in Via Forgia Superiore.

Nel 1947 la Giunta Municipale (sindaco Arlotta, assessori titolari Luca Umberto, Gullotti Antonino, Bonannella Rosario, assessori supplenti Giorgetti Cosimo e Merenda Antonino)
approva:
1. la costruzione dell'edificio scolastico con i fondi chiesti dalla "passata amministrazione" (l'opera doveva anche dare "lavoro alle masse di reduci e di disoccupati che in atto risultano nella più cruda miseria");       
2. "la costruzione dell'acquedotto per l'approvvigionamento di acqua potabile alla popolazione del centro che ne è completamente sprovvista".

Nel 1948 il sindaco A. Arlotta stipula il compromesso con la Società Generale Elettrica per l'impianto elettrico per la pubblica illuminazione.                                                                                                             
(notizie tratte da "Librizzi" di Antonino D'Amico)    

sotto:
veduta dal balcone della casa che fu abitata da Nino Arlotta a Librizzi       
                                 

Qui c'era la cartolibreria "Le Fontanelle" dei Giorgetto attiva fino al 1978 (notare le chiavi di violino sulla ringhiera in ferro: questa era anche la casa della musica).

Ricordate
il maestro Nino Costantino?

A Vadd'a Girasi, abitava U Nigghiu, sposato ca Nigghia. Sarciva bbaini, pignati, piatta, giarri e bummula con i punti del suo fil di ferro (come Zi' Dima, il conciabrocche de La giara, di Pirandello). E riparava anche gli ombrelli. Al tempo della sua morte (pare inizio anni Cinquanta) la bara fu portata a spalla, per i sentieri di campagna, da quattro uomini, seguita da due persone care... La strada era lunga e così il gruppo, a Pianoforno, si fermò per prendere respiro. Posata a terra la bara si scoprì che avevano perso il morto: il fondo si era rotto e la salma era ... sgattaiolata via in qualche tratto più ripido. Ritrovato il cadavere in una scarpata, lo rimisero nella cassa che chiusero con del ferro filato... Fu sepolto, pare, nella nuda terra, la fossa per i poveri... Modi di dire: "Cu parla, u Nigghiu?" Ma che sapete voi della vita...

Nella casa rosa abitava Orlando Amico
barbiere e musicante: aveva il salone
in Piazza Catena, accanto alla chiesa.

In questo immobile c'erano la casa e l'apprezzata sartoria di
don Vincenzo Costa

Un tempo, non molti decenni fa, questo locale ospitava
il macello comunale!

In questo vecchio fabbricato
di Via Fontanella
c'era la forgia dei fratelli Sereno

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